
Molte parole sono state spese per raccontare l'eroismo, la bontà, la generosità di questi uomini, arrivata sino all'atto estremo di donare la vita per salvare le vite di altre persone, distanti da noi non solo nello spazio, ma anche per abitudini, lingua, cultura e religione.
Distanti per noi, ma per loro vicinissimi, con quel rispetto, quella dedizione e quell'affetto che da sempre hanno permesso ai nostri soldati (e al popolo italiano tramite loro) in ogni parte della terra di essere ricambiati da tutte le genti.
Anche in Iraq era avvenuto questo miracolo, che l'odio cieco e folle di pochi ha offuscato in una nuvola di polvere, ma che non potrà mai essere cancellato.
La follia omicida di pochi pazzi visionari che non vogliono la pace, e dei pochi che in occidente e anche in Italia li sostengono, vuole, vorrebbe che quel miracolo, lo stesso miracolo dell'uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico, non si ripetesse mai più.
Ma le 19 vite sbriciolatesi con gli edifici di Nassirya sono lì ad urlare, con il loro silenzio, al mondo intero che la pace deve essere cercata, costruita, voluta con caparbietà, e che solo il rispetto degli altri può costruire un mondo libero, equo e giusto.
Alle famiglie e agli amici di questi 19 eroi rimane un vuoto incolmabile che vorremmo provare a colmare con l'affetto e l'orgoglio di tutti noi italiani.